La rinuncia della Porsche all’ampliamento della pista di Nardò fa esultare alcuni e arrabbiare altri

La decisione da parte della Porsche di rinunciare all’ampliamento della pista “Nardò Technical Centre” di Nardò sta animando molto in queste ore il dibattito all’interno delle forze coinvolte a vario titolo dalla vicenda: quello industriale, che sta manifestando un generalizzato disappunto per quella che considera un’occasione persa, quello delle associazioni ambientaliste, che considerano la rinuncia il risultato anche di un’opposizione eroica da parte dei loro attivisti, e quello politico-istituzionale che, soprattutto a livello regionale, è di fatto dello stesso pare del mondo industriale.
Il progetto di ampliamento della pista “Nardò Technical Centre” da parte della Porsche, con l’inserimento di 12 nuove piste, è stato fin da subito divisivo. Esso prevedeva il raddoppio dell’attuale pista su cui Porsche e altre case automobilistiche svolgono i propri test. Per ottenere questo risultato, tuttavia, si sarebbe reso necessario abbattere un antico e pregiato bosco di 200 ettari.
Per compensare questo evidente danno al patrimonio ambientale del Salento, Porsche si era accordata con la Regione Puglia nel garantire una serie di misure compensative, proprio a partire dalla rinaturalizzazione e forestazione di altre aree poste nelle immediate vicinanze della pista per una quota complessiva di 500 ettari. Inoltre sarebbero stati attivati un centro di elisoccorso con annesse strutture sanitarie da integrare nella rete sanitaria regionale ed un altro volto al contrasto degli incendi delle aree boschive, annosa mancanza nel territorio regionale.
Totale degli investimenti stabilito in 450 milioni di euro, per un insieme di opere che avrebbero certamente avuto un grande impatto sul volto del territorio, a partire innanzitutto dal trauma arrecato alla fauna selvatica che abita il bosco, il quale sarebbe stato sostituito, forse, da un’area boschiva più grande ma con tempistiche che non è certo facile prevedere.
Dopo la presentazione di questo complesso piano, poco più di un anno fa, erano insorti per primi gli ambientalisti tedeschi, che avevano accusato l’azienda del proprio Paese di non avere il minimo rispetto per la tutela del paesaggio naturale pugliese. Poi era stata la volta, soprattutto, della Commissione Europea, che aveva imposto a Porsche e Regione Puglia di ridisegnarlo completamente, alla luce del fatto che, nella versione presentata, esso vedeva prevalere l’interesse privatistico su quello pubblico.
Nell’anno trascorso non si è giunti alla redazione di alcun progetto alternativo, e già questo faceva preludere a quanto l’altro giorno Porsche ha comunicato ufficialmente. “La decisione – si legge nel comunicato – è il risultato di un’approfondita riflessione e di un intenso dialogo con diversi stakeholder, durante il quale sono state considerate prospettive sociali, ambientali ed economiche. Tra i fattori considerati, hanno avuto un peso rilevante il contesto attuale, sempre più complesso, e i cambiamenti in atto nel settore automobilistico a livello globale”, con evidente riferimento alla disputa attorno ai motori a combustibile fossile.
La maggioranza in Regione Puglia non fa nulla per nascondere la delusione. L’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci afferma: “sebbene il Nardò Technical Centre continuerà con le sue attività di sviluppo e collaudo, questa resta una perdita enorme per il territorio. Gli sforzi della Regione di attrarre investimenti da parte di grandi imprese vengono in questo vanificati, con la perdita di una possibilità di sviluppo per un settore in forte crisi come quello dell’automotive”.
Il presidente di Confindustria Lecce Valentino Nicolì ha sottolineato con forza l’importanza di questo investimento e il danno che la sua mancata realizzazione comporta per l’intero tessuto economico locale: “La perdita del piano di sviluppo dell’NTC rappresenta una battuta d’arresto per il nostro territorio, che avrebbe potuto trarre enormi benefici dalla presenza di un marchio di rilevanza mondiale, possibile volano di attrazione di ulteriori investimenti in un territorio che ha bisogno d’impresa, d’innovazione e competitività. Parliamo di un investimento da 450 milioni di euro che avrebbe consentito di modernizzare e potenziare un’infrastruttura chiave, rendendola un punto di riferimento a livello globale per la sperimentazione e lo sviluppo delle nuove tecnologie della mobilità. Un’opportunità persa non solo per il settore automotive, ma per tutto l’indotto economico e occupazionale che ne sarebbe derivato”.
Non possiamo permetterci che altri investimenti di questa portata vadano persi – continua Nicolì – per conflitti risolvibili o per incertezze amministrative. Il nostro territorio ha già difficoltà nell’attrarre investimenti a causa di infrastrutture carenti e di una logistica poco competitiva. Lo ribadisco a nome di tutti gli imprenditori della provincia di Lecce: da parte di alcuni deve cessare il clima ostile all’impresa che serpeggia ormai da tempo: le imprese hanno un inestimabile valore sociale, portano ricchezza sul territorio in cui insistono, attraverso il lavoro e il sostentamento alle famiglie”.
Di segno radicalmente opposto, come detto, il parere delle associazioni ambientaliste, che parlano di “giornata storica, frutto di una resistenza eroica”. Per Marcello Seclì, presidente di Italia nostra sud Salento l’intervento, realizzato nella maniera in cui è stato concepito, sarebbe stato “devastante” per tutto il Salento.