Anche per Eni-Versalis i sindacati chiedono immediate garanzie e la costituzione di un Tavolo di crisi regionale.

Similmente a quanto sta accadendo per la questione relativa alla centrale Enel a carbone di Cerano, e al futuro riutilizzo degli enormi spazi che verranno liberati una volta che quell’insediamento verrà prima disattivato (sindacati e Confindustria chiedono, come un sol uomo, che questo non avvenga prima del 31 dicembre 2025) e poi smantellato e bonificato, una questione analoga si staglia sul futuro industriale di Brindisi e sulla sorte di tantissimi lavoratori.
Essa riguarda il comparto della chimica e un’altra importante partecipata dello Stato, Eni, e la sua controllata, Versalis. Come nel caso della fuoriuscita dal carbone, qui vi è un’altra riconversione industriale: l’abbandono del riciclo della plastica per produrre etilene, processo che oltre ad essere inquinante in Italia non può più essere svolto in maniera conveniente economicamente, per attivare un’impresa che produca batterie per motori elettrici.
Eni aveva garantito sulla gradualità della riconversione, che non avrebbe finito col privare improvvisamente, dall’oggi al domani, dei rifornimenti di etilene di un’altra realtà importante del comparto della chimica a Brindisi, Basell. Aveva inoltre stimato che la riconversione produttiva avrebbe portato anche ad un significativo incremento di lavoratori richiesti (da quasi 500 a 600)
Anche in questo caso, tuttavia, i sindacati della chimica di CGIL, CISL e UIL e CISAL FIALC, vogliono vederci chiaro. Similmente a quanto fatto per la vertenza sull’indotto Enel, con buoni riscontri, hanno chiesto la convocazione urgente di un tavolo di crisi regionale con una lettera inviata al prefetto, Luigi Carnevale, e al governatore della Regione, Michele Emiliano.
Tale tavolo dovrebbe fungere, nelle intenzioni dei proponenti, da garante, da imprescindibile interlocutore territoriale rispetto a quello nazionale sulla chimica, convocato presso il ministero per le Imprese ed il Made in Italy e che si terrà il prossimo 3 dicembre. ;Ma già la prossima settimana, giovedì 21 novembre, le rappresentanze nazionali dei lavoratori del settore ed ENI discuteranno a Roma del “piano di trasformazione degli stabilimenti di Brindisi e Priolo e delle attività della chimica di Eni più in generale”.
Come per la questione Enel, anche per Eni i sindacati chiedono una cosa sola: garanzie occupazionali e, per la fase di transizione, il riconoscimento di ammortizzatori sociali straordinari di supporto al reddito. Le due questioni industriali corrono talmente parallele, nelle loro dinamiche e per l’incertezza che esse creano in un territorio che ha una così grande fame di lavoro, che la CGIL chiede per Brindisi il riconoscimento di “un’Area di crisi complessa”.