Sebastian F. Schwarz: Rivoluzionare il Festival della Valle d’Itria


Mentre il Festival della Valle d’Itria celebra il suo cinquantesimo anniversario, anche il suo Direttore Artistico, Sebastian F. Schwarz, celebra un significativo traguardo personale: il suo cinquantesimo compleanno.
Questa coincidenza enfatizza una nuova era per il festival sotto la guida di Schwarz, che promette di infondere una fresca vitalità e una prospettiva globale nel tradizionale festival pugliese. La sua esperienza internazionale e la sua visione artistica sono pronte a trasformare questo evento annuale in una piattaforma dinamica per l’innovazione e il dialogo culturale.
Sebastian Schwarz, quest’anno non solo segna il cinquantesimo anniversario del Festival della Valle d’Itria, ma anche il suo personale. Come si sente a celebrare entrambi questi eventi?
Conoscendo sia me che il Festival da tanti anni, posso constatare che gli anni li stiamo portando molto bene tutti e due: pieni di energia, di curiosità per lo sconosciuto e quindi di desiderio di ricercare, scoprire, comprendere.
In entrambi i casi, negli anni ci sono state conoscenze e collaborazioni con diversissime persone, dai lavoratori e artisti, a spettatori e amici che hanno contribuito all’esperienza e crescita.
Sono felice di poter condividere questo traguardo con il festival che rappresenta un buon motivo per imparare dal passato e riflettere sul futuro, senza mai perdere di vista il presente che va vissuto e celebrato.

Come intende portare avanti le tradizioni del festival pur introducendo innovazioni?
Il mio obiettivo è bilanciare il rispetto per la ricca storia del festival con un impulso verso l’innovazione. Quest’anno abbiamo introdotto diverse nuove opere che spaziano dal repertorio classico a quello contemporaneo, cercando di attirare sia il pubblico tradizionale sia nuovi spettatori.
Vogliamo aprire il festival a nuove forme artistiche, integrando tecnologie moderne e approcci multidisciplinari per rendere l’opera più accessibile e coinvolgente per tutti.
Parlando di celebrazioni, come si festeggia il Festival?
Penso, come avviene nelle nostre famiglie, che siano gli amici e la famiglia a celebrare il festeggiato. In questo caso il merito è della Fondazione Paolo Grassi per aver proposto e organizzato tanti modi di festeggiare tutto l’anno.
Parte dei festeggiamenti e del Festival è la proiezione di un bellissimo documentario, realizzato dal regista Leo Muscato, che ci permettere di assistere alla nascita e a tante puntate del Festival e a sentire dai compagni di viaggio del Festival di questi 50 anni. Il 23 di luglio ci sarà la possibilità di vedere questo documentario al Teatro Verdi.
Ma ci sono stati anche dei regali che ci hanno fatto gli amici. Per esempio l’associazione Magica Valle d’Itria che ha pensato a diffondere nella città un percorso dei manifesti del Festival e di foto delle produzioni che rappresentano la vita del Festival negli ultimi 49 anni. Voglio ringraziare loro per questo bel regalo e tutti quelli che con il loro lavoro o i Ioro contributi rendono possibile quest’anno festeggiamenti e festival.
Potete immaginare che concentrare un programma ricco come quello del Festival comporti un lavoro logistico e organizzativo non indifferente per poter mantenere la garanzia di qualità che promettiamo.

Dopo la panoramica della lirica nel 2022 e lo studio del comico nella lirica l’anno scorso, cosa possiamo aspettarci da questa 50ma edizione del Festival?
Anche quest’anno la programmazione vuole rispettare i pilastri portanti del festival degli ultimi 5 decenni: Barocco, Belcanto e Contemporanea.
Apre il Festival l’opera che è forse il maggior rappresentante del Belcanto: la Norma di Vincenzo Bellini. Era proprio lei che nel 1977 rese visibile il Festival sulla mappa mondiale della lirica con la straordinaria ed inaspettata Norma di Grace Bumbry. Negli anni, il Festival è stato riconosciuto come un punto di riferimento per il repertorio barocco che abbiamo studiato anche negli anni della mia programmazione. L’Ariodante di Georg Friedrich Händel, basato su un episodio dall’Orlando Furioso di Ariosto, oltre la sua musica meravigliosa, ci pone davanti al proverbiale specchio che ci invita a riflettere sui valori della nostra società. Come terza produzione operistica quest’anno ho voluto ricordare un compositore italiano che è conosciuto ed amato in tutto il mondo per le sue colonne sonore, ma poco conosciuto per le sue numerose opere liriche. Aladino e la lampada magica di Nino Rota, prima ancora di rivolgersi ai curiosi amanti della lirica, vuole essere un invito alle famiglie del territorio a venire con nipoti e nonni a godersi una delle fiabe più amate della storia della letteratura.
Questi i tre titoli principali del festival. Ma torniamo anche nelle masserie della Valle d’Itria e nei chiostri con un ricco programma di musica da camera. Torna l’appuntamento della musica per banda ma celebriamo insieme anche un altro anniversario importante: il bicentenario della IX Sinfonia di Ludwig van Beethoven – una rara opportunità di ascoltare la sinfonia più amata di tutte dal vivo qui a Martina Franca. Le Nina’s Drag Queens ci portano la loro straordinaria interpretazione del Giardino delle Ciliegie di Čekhov che riuscirà, come solo il teatro è in grado, di farci ridere e piangere allo stesso momento.
Guardando al futuro, quali sono le sue speranze e visioni per il Festival della Valle d’Itria?
Il mio era il compito di realizzare i festival del triennio 2022-2024 e di portare il Festival alla sua 50ma edizione. Era con grande gioia ma anche con un grande rispetto per l’importanza internazionale del Festival, che avevo colto l’invito del presidente Franco Punzi e che avevo accettato la responsabilità artistica per il Festival. Oltre ad aumentare la visibilità e la fama internazionale del Festival in questi anni ho sentito mio anche il compito di riconquistare il pubblico locale, di Martina Franca, della Valle d’Itria. Questo era un punto immediatamente condiviso con il nuovo presidente Michele Punzi.
Risultato sono le produzioni di InOrbita che portano versioni tascabili di opera nelle contrade, direttamente a casa dei Martinesi. La lirica, più che conoscenza, richiede curiosità. Spero che il Festival incuriosisca anche quest’anno e negli anni futuri. Che si diffonda l’idea che la lirica, e quindi il Festival, ci siano per tutti e che ci vogliono in ugual modo i conoscitori che raggiungono Martina Franca ogni estate da tutto il mondo (contribuendo così ad un benessere economico e ad una ricchezza culturale che è fonte di invidia da parte di altre città) e il pubblico locale che è fiero di far parte di una comunità che realizza una delle eccellenze della lirica mondiale.
Penso che sia giusto che un festival dopo 50 anni rifletti sul suo ruolo nel futuro. In realtà questo è una riflessione che si fa da sempre, tutti gli anni. Auguro al Festival di continuare attraverso scelte artistiche coraggiose e ricercate, di meritarsi la reputazione guadagnata negli anni e di proseguire nel contribuire con contenuti sostanziosi all’offerta lirica in Italia e nel mondo.

Sotto la guida di Sebastian F. Schwarz, il Festival della Valle d’Itria ha già intrapreso un percorso entusiasmante di rinnovamento e rilevanza internazionale.
Con uno sguardo sempre rivolto al futuro, Schwarz è determinato a trasformare il festival in un epicentro di innovazione artistica e collaborazione culturale, proiettando questa storica celebrazione dell’opera nella nuova era dell’arte globale.
Attraverso il suo impegno per l’arte, l’educazione e l’inclusione, il festival promette di continuare a brillare come un faro di eccellenza culturale e creatività nel panorama internazionale.