Le stelle cadenti e il tramonto delle illusioni

di Antonio Rubino
Da quando si sono chiuse le urne delle elezioni europee, l’eco dei commenti intrisi di odio sui social è evaporata come nebbia al sole.
Quei fervidi protagonisti della campagna elettorale, che parevano affilare i denti come cani a cui fosse stato sottratto l’osso, ora tacciono.
Un’ossessione, la loro, non per la disperazione che per molti significa sopravvivenza, ma per un sussidio che è diventato il simbolo del non-lavoro, una scorciatoia comoda ma pericolosa per troppi.
E allora parliamoci chiaro: sostituendo il termine “sussidio” con “sostegno”, abbiamo la chiave per interpretare chi realmente necessita di aiuto.
Parliamo di invalidi, pensionati, di chi lotta quotidianamente con la dignità di chi ha perso tutto, non certo dei furbi che, grazie al bonus edilizia, hanno visto crescere i propri conti in banca.
Un assistenzialismo malato che ha finito per premiare i già ricchi, lasciando a bocca asciutta chi davvero avrebbe avuto bisogno.
La parabola discendente di Giuseppe Conte è degna delle pagine più tristi della storia.
Come un moderno Napoleone, sconfitto e relegato ai margini della politica, gli si potrebbe suggerire un ritorno al suo vecchio mestiere, quello di professore.
Magari, tornando a contatto con la realtà, ritroverebbe un minimo di umiltà e comprenderebbe che il mondo reale non è quello di accattonare profitti facili, ma di alimentare speranza e futuro.
Non quella speranza illusoria che si acquista con un biglietto del SuperEnalotto, ma quella concreta che nasce dall’impegno e dal lavoro.
Il 9 giugno, due mesi prima della tradizionale notte di San Lorenzo, abbiamo assistito alla caduta di stelle che avevano ormai perso ogni splendore.
È tempo di abbandonare nostalgie simili a quelle dei fanatici che si aggrappano ai miti di un passato fascista.
Le stelle, quelle vere che brillano nei cieli, tornano finalmente ad affascinare.
Le altre, quelle del Movimento, non erano che meteore, destinate a una rapida e inevitabile caduta.
E così, nel silenzio che segue la tempesta elettorale, ci ritroviamo a riflettere su quanto sia stato dannoso per il nostro Paese affidarsi a leader che hanno sfruttato la disperazione e la rabbia per guadagnare consensi.
Il ritorno alla realtà non può essere che salutare, ricordandoci che la vera forza risiede nella solidarietà genuina e nella costruzione di un futuro che non sia basato su promesse vuote, ma su fatti concreti.