Sinner tra i leoni: Quando il tennis incontra i Colossei digitali

Ah, l’epoca d’oro dei Colossei digitali, dove il pollice verso non è solo una reazione, ma una vera e propria filosofia di vita.
Nel nostro moderno anfiteatro virtuale, meglio conosciuti come Social, la folla è pronta a scagliarsi contro chiunque osi deviare dalla norma, armata da una ferocia che farebbe impallidire persino un leone affamato.
E chi è questa volta la vittima designata uno spettacolo contemporaneo? Jannik Sinner, ovviamente, il gladiatore che combatte non contro bestie feroci, ma contro un avversario ben più insidioso: i leoni da tastiera.

Iniziamo con il ridicolo assoluto: alcuni critici lo hanno etichettato come “troppo tedesco” perché proviene da quella lontana e misteriosa terra chiamata Alto Adige, dove la gente parla tedesco (e anche italiano, ma questo sembra un dettaglio trascurabile per i nostri amici critici).
Ora, non vogliamo spaventare nessuno con concetti complessi come la geografia, ma ultima volta che abbiamo controllato, l’Alto Adige si trovava ancora saldamente all’interno dei confini italiani.
Ma c’è di più. I leoni da tastiera sembrano avere la memoria corta quando si tratta di ricordare i campioni italiani che hanno portato il tricolore italiano sui podi di tutto il mondo, superando barriere linguistiche e geografiche.
Erano dell’Alto Adige e parlavano pure il tedesco tra questi Francesco Moser, Carolina Kostner, Maurizio Fondriest … Gustav Thoni, e sì, ora anche Jannik Sinner, anche se gli stessi leoni preferirebbero ricordarsi di Lilly Gruber.

Ma perché soffermarsi su questi dettagli quando c’è da mettere in dubbio l’italianità di qualcuno che è migliore di tanti di noi?
Quanto alla sua decisione di non partecipare al Festival di Sanremo, è sorprendente come questo sia diventato un argomento di critica.
Sinner ha scelto di concentrarsi sulla sua carriera e sul suo allenamento, una mossa che lo allontana dalle luci della ribalta e dalle tentazioni della vita mondana, a differenza di altri che in passato, guarda caso nel tennis, hanno raggiunto un certo successo, ma si sono lasciati sedurre dai riflettori.
Eppure, se avesse deciso di andare a Sanremo, sarei stato il primo a criticarlo, considerando l’approccio discutibile con cui è stata gestita la sua “invitazione” e per il modo con il quale Amadeus lo ha fatto (Non sarebbe stato meglio una telefonata?).
E non dimentichiamoci della inaccettata sua scelta di vita di trasferirsi a Montecarlo, un paradiso di tranquillità e concentrazione lontano dalle tentazioni della vita mondana italiana.
Qualcuno potrebbe pensare che circondarsi dei migliori per migliorare se stesso sia una strategia logica, ma no, gli infallibili critici da tastiera vedono in questo nient’altro che snobismo.
Per costoro, un vero atleta italiano dovrebbe allenarsi in piazza, fra una partita a scopa e un aperitivo, per mantenere intatta la sua italianità.
In questo mare di critica, una cosa è chiara: l’invidia è davvero una brutta bestia. Sinner è italiano, a prescindere da dove paga le tasse o da quale lingua parli a casa.
Forse è il momento di smetterla di misurare l’italianità con il metro del pregiudizio e iniziare a riconoscere il talento, l’impegno e la dedizione, indipendentemente dalla regione di provenienza.
Vogliamo anche parlare di Benedetta Pilato, amica di questa testata fin dai suoi primi successi, gioiello sportivo di Taranto la quale getta una luce amara sulla realtà che molti atleti di talento devono affrontare in Puglia

Il trasferimento di Benedetta a Torino non è stato un capriccio, ma una necessità dettata dalla mancanza di strutture sportive adeguate nella sua città natale.
E’ il momento di alzare quel pollice verso e trasformarlo in un segno di approvazione per un atleta come Sinner che, con umiltà e dedizione, rappresenta l’Italia sulle scene mondiali.
Dopotutto, la sua italianità non si misura dalla sua presenza a Sanremo o dalla sua residenza fiscale, ma dalla passione e dal cuore che mette in ogni match.
E se questo non è essere italiani, allora forse abbiamo bisogno di rivedere il nostro manuale sull’identità nazionale e di conseguenza emigrare in… Germania