Il Duca di Martina si è rivoltato nella tomba”

La storia che nessuno vi ha raccontato
C’era una volta, il grande Duca Petracone V Caracciolo, dominatore benevolo di Martina Franca
In una fredda e ventosa notte di Martina Franca, l’irrequieto spirito del Duca Petracone V Caracciolo era tornato.
Si diceva che il Duca, nel suo tempo, fosse stato un leader saggio e benamato, noto per il suo olfatto acuto per la corruzione e l’inefficienza.
Adesso, poteva solo agitarsi nella sua tomba, incapace di cambiare le cose.
Un parcheggio e un parco erano stati costruiti a tarallucci e vino in suo onore, “Gli Orti del Duca”, costati al momento ben 4 milioni di euro dei soldi dei contribuenti, un fatto che lo fece rizzare i capelli sulla testa, per così dire.
“Per cinquant’anni hanno voluto questa opera, e questo è il risultato?”

Mormorò, guardando i cartelli di pericolo sparsi ovunque nel parco e l’ascensore sovrastante che si bloccava continuamente. “Quante lacune, quanti errori… E tutto questo con i soldi del popolo?. Un parco non per i diversamente abili? E’ questo il modo in cui onorano il mio nome?” Si chiedeva il Duca, sempre più frustrato.
Sapeva che i fondi stanziati dalla Regione (in gran parte) e dal Comune (gli spiccioli) erano stati cospicui. Eppure il risultato sembrava essere un insuccesso.
Duca Caracciolo Il parco e il parcheggio dovevano essere luoghi di benessere e servizio per il popolo, non esempi di mala gestione e spreco di soldi pubblici.

Inoltre, le voci sullo sperpero di denaro del popolo e l’inefficienza che aleggiavano attorno al progetto lo facevano ribollire di rabbia.
Vedeva un ascensore sempre rotto, barriere architettoniche insormontabili, un parco pieno di pericoli, incustodito e a volte pattumiera di rifiuti.

E poi c’era la questione della ditta di manutenzione dell’ascensore. Una società di Somma Vesuviana che dichiarava di non avere alcuna manutenzione a Martina Franca.
Il Duca scosse la testa. “Ah, i giochi della burocrazia…”
Tutto questo mentre l’Amministrazione Comunale festeggiava vantandosi di quanto fossero stati “bravi” nel fare il loro lavoro.

Il Duca Petracone avrebbe voluto tirar loro le orecchie.
“E’ così che rispettano il mio nome?” Si chiedeva. “E’ così che spendono il denaro del popolo?” Lui, che aveva sempre lavorato per il benessere dei suoi cittadini, ora vedeva il suo nome associato a un tale spreco.
“E’ un parco, per l’amor del cielo, non un palazzo reale!” Esclamava, osservando le staccionate messe all’ultimo minuto, non previste dal progetto originale.
“Ed il parcheggio a tre piani, non si può nemmeno utilizzare dopo le 22? E i poveri avventori dei ristoranti, dove li parcheggiano? In mezzo alla strada?”

Il Duca si agitava ancora di più quando pensava alla mancanza di accessibilità per i disabili.
“Un parco non per i diversamente abili? E’ questa l’idea di progresso dell’Amministrazione Comunale? Per non parlare dell’ascensore sempre rotto e della ditta di manutenzione che sembra aver dimenticato la propria esistenza!”
Per non parlare dell’impresa di Matteo Liuzzi. Il Duca Petracone aveva già sentito parlare di lui e si chiedeva come potesse essere stata coinvolta in un progetto forse più importante di quanto ne fosse stata capace e che addirittura pretendeva ulteriori zecchini, tanto quanto era costato fino ad ora, dal povero popolo sottomesso
“Sperperano i soldi del popolo e poi gli danno anche in pasto ai lupi?” Esclamava, scuotendo la testa.
Era una vergogna, pensava il Duca Petracone. Una vera e propria vergogna. Ma la cosa che più lo indignava era che il suo nome era associato a tutto questo.
Lui, che aveva dedicato la sua vita al servizio del popolo, ora era ricordato attraverso un esempio di malgoverno e spreco di soldi pubblici.
Pensò ad suo superiore, Il Principe Emiliano che quella regione governava: “E’ possibile non sappia di tutto questo”
“Oh, Martina Franca,” sospirava il Duca, guardando la città dal suo luogo di riposo eterno. “Ti meriti di meglio. E io… meritavo di meglio.”
Sospirò una volta ancora, sprofondando nella sua tomba, lasciando dietro di sé solo una promessa: “Martina Franca, non ti abbandonerò. Combatterò per te, anche da oltre la tomba, finché ci sarà uno scribacchino che scriverà le mie esternazioni.”